LA PANDEMIA E LA SAFETY CAR


LA PANDEMIA E LA SAFETY CAR


Come una situazione di emergenza può diventare la più grande opportunità per migliorarsi.
La safety car è sicuramente conosciuta da tutti gli appassionati di competizioni automobilistiche: si tratta di una vettura utilizzata per raggruppare, rallentare o in altro modo controllare il gruppo delle autovetture in gara e viene usata soprattutto in caso di incidenti gravi che possono mettere in pericolo l’incolumità dei piloti e dei commissari che devono intervenire, oppure in caso di condizioni meteorologiche particolarmente avverse.
In questo modo si cerca di evitare l’uso della bandiera rossa che convenzionalmente interrompe la gara.
Spesso questa particolare situazione ha modificato l’esito delle gare, soprattutto di F1, in quanto essa annulla i distacchi registrati prima del suo ingresso in pista e dunque permette agli inseguitori di ridurre o addirittura annullare lo svantaggio nei confronti dei piloti che li precedono. Per questo motivo, le squadre sono solite elaborare le strategie con riferimento alle probabilità d’ingresso della vettura di sicurezza.
Proprio questo ultimo aspetto descrive bene la situazione che stiamo vivendo da inizio 2020, ossia da quando la pandemia di coronavirus ha colpito tutto il mondo.
Improvvisamente ci siamo trovati tutti a vivere “rallentati”, con modalità inaspettate ed imprevedibili. Una tale situazione ha provocato sentimenti contrastanti ma nel contempo ha richiesto re-azioni volte a gestire un nuovo ed inesplorato modo di essere.
Tutti sono stati coinvolti e colpiti da questa discontinuità: persone, famiglie, aziende, istituzioni.
Ebbene tale situazione fa sì che, come quando entra la safety car in un circuito, le distanze, in molti contesti determinate da rendite di posizione, possano improvvisamente ridursi ed in alcuni casi annullarsi dando l’inaspettata possibilità a chi si trova in posizioni di retrovia di portarsi a ridosso dei primi.
Anzi alcuni si potranno trovare nella condizione, non appena si tornerà alla normalità e ricomincerà la “gara”, di poter addirittura essere in grado sorpassare coloro che, seppur ancora li precedono, sono ormai privi del vantaggio che avevano accumulato.
Concentrando l’analisi al settore che ci compete, ossia al mondo del risparmio e delle banche, è evidente come coloro che (siano essi operatori o clienti) adottano, in modo sistematico e strutturato, processi e procedure digitali abbiano addirittura tratto vantaggio dalla “clausura” forzata imposta dalla pandemia.
Infatti, le limitazioni che hanno impedito la presenza fisica non hanno, in alcun modo, scalfito l’efficacia e l’efficienza operativa.
Se guardiamo al mondo dei consulenti finanziari, i professionisti più dinamici, proprio sfruttando strumenti ormai divenuti familiari come le videocall, sono riusciti immediatamente a fornire supporto ed assistenza, spesso oltre gli orari “canonici”, ai loro clienti che, nella maggior parte dei casi, vivevano momenti di comprensibile ansia per il loro patrimonio.
L’essere presenti soprattutto in momenti di grande disorientamento e generalizzata incertezza da un enorme valore alla relazione, attività che da sempre contraddistingue i consulenti finanziari, trasformandola in un formidabile vantaggio competitivo.
Dunque se raffrontiamo quest’ultimo aspetto alle criticità che molti clienti delle banche tradizionali hanno avuto e continuano ad avere per contattare i loro interlocutori bancari, anche a causa delle forti limitazioni per accedere nelle classiche sedi bancarie (agenzie e/o filiali), non è così illusorio prevedere in un futuro, a questo punto neppure così lontano, il sorpasso da parte delle reti di consulenza finanziaria nei confronti delle banche tradizionali.
Volendo continuare ad usare l’analogia con l’automobilismo, dovremmo utilizzare questo “rallentamento” forzato come una occasione, forse irripetibile, per dare il giusto “assetto” alle nostre vite personali e professionali prendendo spunto dagli accadimenti per adottare nuove strategie e diversi modi di agire.
Per fare dei cambiamenti importanti, in qualsiasi ambito, spesso è necessaria una spinta che li generi ma essi non sono possibili se non si hanno predisposizione e visione.
Come già detto, spesso in F1 l’ingresso della safety car ha sovvertito le sorti di una gara a vantaggio di chi è stato rapido a sfruttare la situazione imprevista, ma per farlo bisogna aver impostato precedentemente una strategia.
Ci viene in sostegno anche una celebre frase di Seneca: “La Fortuna non esiste”. Infatti secondo il filosofo romano il raggiungimento degli obiettivi è il risultato di un allenamento costante e di una adeguata esposizione alle opportunità: “tenersi pronti a cogliere le occasioni”.
Il talento è una dote naturale ma averlo serve a poco se non lo si coltiva e non lo si fa fruttare. Esso sottende ad una potenzialità che può essere espressa, valorizzata oppure repressa.
Quindi, quando parliamo di talento ci riferiamo alle nostre abilità, inclinazioni naturali a fare una determinata cosa; sono le attitudini che connotano ogni singolo individuo, è qualcosa che vive all’interno di ciascuno di noi e che va allenato con impegno e costanza per poter cogliere le opportunità al momento giusto.
Il talento deve quindi incontrare l’occasione giusta per potersi esprimere, da solo non basta; deve sempre essere accompagnato da coraggio, volontà e perseveranza senza i quali rischia di rimanere offuscato e di non sbocciare.
Dunque la pandemia, pur nella sua drammaticità, potrebbe rappresentare davvero una grande occasione per migliorare noi stessi.


Scritto da Donatello Ceccotti © 2021