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Investimenti

Con il termine investimento si intende genericamente l’impiego di risorse finanziare in attività produttive o in strumenti finanziari con lo scopo di ottenere un utile o incrementare un reddito. L’investimento quindi non è altro che il procedimento con cui ognuno di noi sposta nel tempo le proprie disponibilità, rinunciando a consumarle oggi, in vista di un utilizzo futuro.

E’ opportuno porsi una domanda: investire è utile? Probabilmente si. Perché, se fatto nel modo corretto, consente di conservare nel tempo il potere d’acquisto dei nostri risparmi e ci aiuta a soddisfare i nostri bisogni come: mandare i figli all’università, comprare una casa, cambiare la macchina, fare una vacanza, o semplicemente dormire sonni tranquilli (perché avremo pensato per tempo, ad esempio, a come mantenere inalterato il nostro tenore di vita quando andremo in pensione) o toglierci uno sfizio piuttosto che realizzare qualche sogno. Se condividiamo l’idea di cui sopra, allora, è bene non confondere, né dal punto di vista concettuale che da quello operativo, l’investimento con la speculazione.

A ognuno piacerebbe che 1000 euro oggi diventassero 1500 fra tre giorni; ma questo esempio, nella sua banalità, descrive bene l’idea di speculazione e non certo quella di investimento. Si tratta di concetti completamente diversi che prevedono approcci mentali (nel caso della speculazione la componente “avidità” riveste un ruolo fondamentale), modalità operative, livelli di rischio ed obiettivi significativamente differenti e pertanto non vanno confusi.

Schermata 2017-05-09 alle 22.43.09Una tale precisazione, seppur forse scontata, permette di sgombrare il campo da possibili incomprensioni e consente di avere il giusto approccio all’investimento. Ogni investimento (sia che si parli di strumenti finanziari piuttosto che di immobili o di altri beni) è legato essenzialmente ai seguenti concetti, tra loro strettamente connessi: rendimento, rischio ed orizzonte temporale.

In modo intuitivo e semplicistico il rendimento rappresenta la differenza tra quanto io ho investito e quanto otterrò alla fine dell’investimento. Il rischio, invece, misura l’incertezza legata al valore futuro dell’investimento ossia quale rendimento posso ottenere. Esistono, generalmente, investimenti con differenti livelli di rischio, la cui previsione di rendimento ex-ante può risultare, in molti casi, molto difficile. E’ bene sempre tenere a mente che si può incorrere anche in un “rendimento negativo” ossia ottenere, alla fine, meno di quanto investito all’inizio.

L’orizzonte temporale indica il tempo in cui l’investitore rinuncia alle proprie disponibilità finanziarie, o a parte di esse, per investirle con lo scopo di ottenere un rendimento “adeguato” agli obiettivi che si era prefissato. In altre parole non è altro che la durata dell’investimento. Negli investimenti finanziari, normalmente, vige la regola che più è lungo l’orizzonte temporale di riferimento, minori sono i rischi. E’ abbastanza intuitivo comprendere che, per investire in modo corretto, è richiesta una conoscenza dei mercati, dei settori in cui si investe e degli strumenti con cui farlo. Generalmente, chi si affida ad un valido professionista riesce a costruirsi un portafoglio di investimento che, attraverso una attenta diversificazione, permette di minimizzare il rischio complessivo, ma soprattutto può contare su un “monitoraggio” nel tempo delle scelte effettuate.

Quest’ultimo aspetto è determinante perché consente di apportare aggiustamenti al verificarsi di eventi che abbiano modificato la situazione inziale. Tali eventi non sono solo “esogeni”, ossia riferibili al mercato (variazione dei tassi di interesse, valute, PIL, etc.), ma possono essere anche di tipo “soggettivo” e soprattutto su questi aspetti bisogna “focalizzare” l’attenzione, in quanto modificano il profilo dell’investitore: si pensi, ad esempio, ad una persona “single” che si sposa e ha dei figli; se prima del matrimonio aveva una certa capacità di risparmio, dopo aumentano significativamente le sue necessità di spesa a discapito del risparmio. Da tali considerazioni sembra che per investire, tutto sommato, ci siano poche e chiare regole che però, spesso, risultano difficili da seguire, soprattutto in alcune situazioni fortemente “emotive”, in cui l’investitore può trovarsi. Questi aspetti, di recente, hanno assunto una grande importanza in finanza perché, è stato dimostrato che, nelle scelte di investimento, ci si trova spesso di fronte ad un “soggetto emotivo”più che ad un “operatore razionale”.

Per questo motivo prima di investire, oltre ad analizzare dettagliatamente la propria situazione finanziaria e patrimoniale, bisognerebbe rispondere “sinceramente” a semplici domande del tipo:

Questi soldi che ho deciso di investire quando mi serviranno? (determinando così il mio “orizzonte temporale”)

Nel caso subissi delle perdite, seppur parziali, cosa accadrebbe?

Se ne avessi bisogno, in tutto o in parte, per una spesa improvvisa e mi venisse rimborsato meno di quanto investito, cosa succederebbe?

Sono in grado di “metabolizzare”, nel breve periodo, un risultato negativo senza farmi prendere dal panico rischiando di compiere scelte sbagliate?

La risposta “ragionata” e “sincera” a queste domande determina la cosidetta “propensione al rischio”, ossia quanto un investitore è disposto a tollerare le perdite. La determinazione della propensione al rischio è difficile giacché muta non tanto a seconda del mercato, quanto dal nostro stato d’animo. Infatti, siamo influenzati dalla realtà in cui viviamo, perciò se sentiamo solo notizie negative (e ne abbiamo in abbondanza nei periodi di crisi) saremo naturalmente “pessimisti” e, dunque, poco propensi al rischio. Diversamente, se veniamo da una serie di scelte personali “azzeccate” o se nel nostro contesto sociale abbiamo racconti (spesso millanterie) di risultati incredibilmente positivi grazie ad investimenti rischiosi, saremo portati a seguire il gruppo per non essere tagliati fuori (non dimentichiamoci che l’uomo è un animale sociale!), innalzando la nostra “voglia” di rischio con tutte le conseguenze del caso. La definizione del “perimetro di azione” di un investimento, come in molte cose della vita, parte prima di tutto da se stessi: fissare in modo chiaro gli obiettivi da raggiungere e “controllare” le emozioni per fare scelte “ragionate”. L’assistenza del consulente di fiducia non può che essere di aiuto, non solo per avere previsioni sugli scenari di mercato (attività per sua natura molto difficile), quanto per “immunizzare” il cliente dal rischio di essere troppo influenzato dal contesto con cui si rapporta.

Costruire un “percorso d’investimento” significa agire in condizioni di incertezza e questo può portare a commettere errori, spesso anche gravi, soprattutto se non si “conosce se stessi”, rischiando di essere guidati principalmente dall’emotività o peggio da un, più o meno inconsapevole, desiderio di avidità. L’investimento è una “cosa seria”; che va fatta in modo serio; avvalendosi di un professionista serio. Se ci soffermiamo un attimo a pensare ci accorgiamo che: investire è “bello” perché consente la realizzazione di noi stessi!



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